Un cielo equo per la Sardegna
- Sandro Usai

- 9 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Dalla Continuità territoriale agli aiuti sociali: luci e ombre delle politiche regionali sul trasporto aereo
Rendere lo spostamento in aereo dalla Sardegna verso il Continente un fatto davvero popolare — accessibile a tutti i ceti sociali e a tutte le categorie di residenti — non è uno slogan ideologico, ma una necessità concreta. Studenti, lavoratori, turisti, pazienti: per tutti loro il volo non è un lusso, ma spesso un’esigenza primaria.
Serve una visione strategica del trasporto aereo
La domanda da cui partire è semplice: cosa serve per rendere la mobilità aerea inclusiva e sostenibile per tutti i residenti sardi? La risposta, altrettanto semplice, è una visione strategica e sistemica del trasporto aereo. Senza questo approccio, diventa difficile costruire politiche efficaci e coerenti che affrontino davvero i nodi strutturali del sistema.
La delibera del 2023 e il cambio di rotta della Giunta Todde
Un primo passo in questa direzione era stato compiuto nel dicembre 2023, quando — con Antonio Moro assessore — la Regione Sardegna aveva approvato una delibera storica. Per la prima volta dall’introduzione della Continuità territoriale, veniva previsto il rimborso parziale del costo del biglietto aereo per i residenti che viaggiano sulle tratte nazionali in libero mercato.
La misura, inizialmente finanziata con 5 milioni di euro di fondi statali, è stata successivamente modificata dalla Giunta Todde. Oggi prevede un rimborso del 25% del prezzo del biglietto, applicabile a partire da una soglia minima di 100 euro tutto incluso. In pratica per un biglietto che costa 100€ il rimborso vale 25€.
Aiuti sociali e Continuità territoriale: due pesi e due misure
Questi rimborsi rientrano nella categoria degli “aiuti sociali” e riguardano una platea potenziale di circa 4 milioni di passeggeri residenti, che viaggiano su tratte nazionali operate in libero mercato, principalmente da vettori come Ryanair, Volotea ed easyJet.
Parallelamente, la Continuità territoriale classica, che interessa circa 1,4 milioni di residenti sulle rotte verso Milano Linate e Roma Fiumicino, beneficia di un finanziamento pubblico superiore ai 100 milioni di euro l’anno.
Il confronto è inevitabile: siamo di fronte a una evidente disparità di trattamento, difficile da giustificare sul piano dell’equità sociale e dell’efficienza della spesa pubblica. Rimane fondamentale agire sul tetto del biglietto rimborsabile abbassando la soglia per favorire una tariffa più popolare e accessibile a una platea più estesa.
Ripensare il modello: dal costo del sedile alla redistribuzione delle risorse
Una gestione più seria e razionale partirebbe dal costo base del sedile, adottando una ripartizione più equa delle risorse pubbliche. Questo consentirebbe di sostenere i passeggeri residenti con strumenti diversi, ma coerenti, indipendentemente dalla tratta o dal vettore utilizzato.
Oggi, invece, si assiste al rischio di spreco di risorse pubbliche, anche alla luce dei risultati del bando di gara per la Continuità territoriale, recentemente aggiudicato in forma provvisoria e già oggetto di molte perplessità.
Una politica vera per la mobilità aerea
La speranza è che l’attuale Giunta regionale compia finalmente una scelta chiara sul tema della mobilità aerea: costruire un quadro di tariffe agevolate realmente universale, valido per tutti i residenti e su tutte le rotte nazionali servite in libero mercato.
Perché rendere il volo un fatto popolare non significa favorire un vettore o una tratta, ma garantire un diritto fondamentale alla mobilità, soprattutto per un territorio insulare come la Sardegna. Mi verrebbe da dire: fate una cosa di sinistra. Almeno una!




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