Sardegna: il turismo esperienziale è fuori dalle piattaforme digitali e ci rimarrà.
- Sandro Usai

- 14 lug
- Tempo di lettura: 3 min

In occasione del convegno organizzato a Oristano dall’Università di Cagliari si è discusso della figura del Destination manager. Ho ascoltato tanti operatori turistici, appassionati, motivati e pieni di aspettative, che raccontavano con entusiasmo il loro impegno per alimentare l’offerta di prodotti e servizi esperienziali.
Tutto bello e coinvolgente, se non fosse che per i potenziali turisti che si affidano a Google per intercettare tale offerta in Sardegna il motore di ricerca risponde mostrando quello che offriamo in rete, ovvero niente. O meglio risulta indicizzata l'azione amministrativa della Regione che come sappiamo non vende!
Eppure, a sentire gli operatori, l’offerta non manca. Siamo quindi al paradosso: l’offerta esiste, ma qualcosa la oscura.
Provate invece a sviluppare la ricerca di “turismo esperienziale trentino”: magicamente Google mostra un elenco di siti diretti — visittrentino.info, gardatrentino.it, visittrento.it, tastetrentino.it — che propongono, con date, prezzi e prenotazione online, i prodotti esperienziali degli operatori locali. Non mancano i siti di intermediazione che in modo complementare affiancano i portali ufficiali e promuovono pacchetti turistici composti da esperienze da vivere.
Sicuramente la causa non è Google. Indagando il fenomeno si capisce il motivo dell’assenza delle offerte sarde in rete.
In Sardegna mancano gli aggregatori di prodotto e servizio turistico. Abbiamo accumulato quasi dieci anni di ritardo nella creazione della DMO regionale prevista dalla legge regionale sul turismo, la 16 del 2017 — una legge, vale la pena ricordarlo, nata dalla sintesi di quattordici proposte di vari schieramenti e approvata con voto pressoché unanime del Consiglio regionale.
Un po’ di storia. Prima ci ha provato l’ex assessora Barbara Argiolas, arrivando quasi al traguardo: la società mista “Sardegna DMO” tra la Regione, le Camere di commercio e le tre società di gestione aeroportuali di Cagliari, Olbia e Alghero ottenne nel settembre 2018 il parere favorevole della commissione consiliare Attività produttive — con l’astensione del centrodestra. Poi è arrivato Gianni Chessa, che “giustamente” liquidò la pratica senza giri di parole: «La Dmo? Non mi ha mai convinto. Non volevo creare un altro inutile carrozzone, né farmi commissariare da una società in house», dichiarò alla Nuova Sardegna nell’ottobre 2019, dopo aver annunciato in commissione di aver «avviato l’iter per annullare tutto ciò che è stato fatto per la Dmo», perché «la politica non deve delegare». E infatti non se ne parlò per tutta la legislatura. Adesso ci sta riprovando l’assessore Franco Cuccureddu.
La formula di DMO by Cuccureddu, illustrata durante il convegno, non è né carne né pesce. Da una parte prevede di riorganizzare il personale e gli uffici dell’assessorato; dall’altra si ferma prima di creare lo scaffale delle offerte accompagnato da un listino. E anche se il nuovo DMS dovesse partire poi vanno create le infrastrutture digitali per garantire una presenza in rete. Insomma la nuova DMO lascia abbandonati tutti gli operatori turistici, che dovranno convergere verso DMO territoriali con aree ben identificate dall’assessorato. In questo modo si finisce per tradire lo spirito della legge, che all’articolo 7 assegna alla DMO le politiche di promozione e commercializzazione dei prodotti e servizi. La parola chiave è la seconda, ed è proprio quella che manca nel progetto presentato dall'assessore Cuccureddu.
E poi mi chiedo: chi ci deve mettere i soldi per creare il “terzo livello” dell’organizzazione? I Comuni? Gli operatori? I GAL? Le Province? Infatti la Regione finanzierà solo i progetti che queste entità presenteranno a fronte di bandi.
La formula scelta dalla Regione appare con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti. L’unica cosa certa sono gli aumenti dei costi del personale, visto che la guida sarà affidata a un Direttore generale o a un manager.
Forti dubbi sul modello organizzativo sono stati espressi, durante il convegno, anche dal sindaco di Cabras, Andrea Abis, e dal presidente del Consorzio UNO, Gianvalerio Sanna.
Stando così le cose, temo che il grande lavoro che gli operatori turistici stanno svolgendo per rafforzare l’offerta esperienziale sia destinato ancora all’oblio nonostante i finanziamenti a pioggia, come li ha definiti la procuratrice della Corte dei Conti, Valeria Motzo, durante la requisitoria per l'approvazione del Rendiconto generale della Regione.
Insomma, siamo partiti dalla constatazione che la ricerca di “turismo esperienziale sardegna” su Google non mostra il lavoro che si svolge nei territori. E finiamo, purtroppo, con lo stesso risultato a distanza di quasi dieci anni dall'approvazione della legge sul turismo e due anni e mezzo dall'insediamento della Giunta Todde.
Fonti citate: L.R. 28 luglio 2017, n. 16, art. 7; La Nuova Sardegna, 1.10.2019 (“Chessa affonda la Dmo: un carrozzone inutile”); L’Unione Sarda, 30.9.2019 (“Chessa dice addio alla Dmo: la politica non deve delegare”); La Nuova Sardegna, 13.9.2018 (parere favorevole della commissione alla Sardegna DMO).




Commenti