A proposito dell'abolizione dell'addizionale, la politica non è scienza
- Sandro Usai

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
Maneggiare soldi pubblici con leggerezza finisce per assuefare la mente e induce a compiere errori clamorosi.

Tanto tuonò che alla fine piovve! Così sono andate le cose in merito all'addizionale comunale sui diritti d'imbarco.
Cantano vittoria Fratelli d'Italia e Orizzonte comune, ai quali si aggiungono i soliti contagiati dall'euforia, convinti che da novembre comincerà la festa e che finalmente la destagionalizzazione decollerà.
Abolire l'addizionale è la classica scorciatoia utilizzata dalla politica per distrarre le persone davanti alla incapacità di progettare e programmare lo sviluppo turistico dopo la sbornia estiva di turisti e turismo. Eppure non ci vuole tanto per capire che non si possono spendere 18,2 milioni di euro in forma sperimentale.
Che cosa è stato approvato davvero
Conviene mettere in fila i fatti, perché il racconto pubblico è già scivolato via.
Il 10 agosto il Consiglio regionale ha approvato la misura all'interno della variazione di bilancio. La proposta originaria è l'emendamento 976 della minoranza, primi firmatari Truzzu e Piga, che puntava alla cancellazione integrale. La Giunta l'ha intercettata e riscritta con il sub-emendamento 2725, riducendone il perimetro alla sola bassa stagione e ribattezzandola “sperimentale”. È la linea che l'assessore al Turismo Franco Cuccureddu sosteneva da mesi.
La disapplicazione dei 6,50 euro parte dal 1° novembre 2026 copre le finestre novembre-marzo di Cagliari, Olbia e Alghero. Per il solo scalo di Alghero è estesa anche ad aprile e maggio del 2027 e del 2028. Il profilo di spesa — 3,3 milioni nel 2026, 9,1 nel 2027, 5,8 nel 2028 — è distribuito su tre annualità di bilancio ma copre due stagioni winter: la 26/27 e la 27/28. Non c'è alcuna copertura residua per una terza stagione.
E poi c'è un dettaglio che nessuno ha voluto spiegare ai sardi. Non si tratta di un'abolizione: è una disapplicazione con fiscalizzazione regionale. La Regione si accolla l'intero onere per non provocare perdite allo Stato. Il gettito continua a fluire esattamente come prima, solo che a versarlo non è più il passeggero: è il contribuente sardo. E quel gettito, malgrado il nome della tassa, ai Comuni sede di scalo arriva solo in minima parte. La quota prevalente alimenta il fondo speciale per il trasporto aereo gestito dall'INPS e il fondo antincendi.
Detto in chiaro: i sardi stanziano nove milioni l'anno per tenere in piedi un fondo nazionale di sostegno al reddito dei lavoratori del trasporto aereo, affinché una compagnia low cost possa giovarsi dei di 6,50 euro.
Da “non ci facciamo ricattare” a “prego, si accomodi”
Il 29 maggio la presidente della Regione Alessandra Todde reagiva così al comunicato con cui Ryanair denunciava l'inerzia della Giunta:
«Una Regione non si fa ricattare dai vettori. Noi abbiamo chiesto a Ryanair garanzie che non sono arrivate. Abbiamo un carteggio che lo dimostra.»
E aggiungeva la parte che oggi pesa di più:
«La Regione non usa i soldi dei sardi a fronte di promesse; la Regione usa i soldi dei sardi a fronte di progetti, a fronte di cose concrete e di impegni reciproci.»
Parole giuste. Il problema è che settantatré giorni dopo l'Aula ha approvato 18,2 milioni di euro senza un solo impegno reciproco scritto da nessuna parte.
Che cosa può essere accaduto in questi mesi?
a) Ryanair ha fornito le garanzie che a maggio mancavano.
b) La Giunta ha ceduto sul principio, limitando il perimetro alla bassa stagione per contenere il costo e salvare la faccia.
La risposta è la seconda. E non è una supposizione: è verificabile leggendo il testo approvato. Nel sub-emendamento 2725 non esiste un solo obbligo esigibile a carico dei vettori. Non c'è un impegno su rotte, frequenze o posti offerti nelle finestre agevolate. Non c'è un vincolo di permanenza. Non c'è una clausola di riduzione tariffaria che imponga di trasferire i 6,50 euro nel prezzo del biglietto anziché nel margine. Non c'è un obbligo di rendicontazione, né un indicatore rispetto al quale misurare l'esperimento, né una condizione di revoca se l'esperimento fallisce. Non c'è nulla.
Il carteggio di cui parlava la presidente a maggio dimostrava che le garanzie non erano arrivate. Ad agosto quelle garanzie continuano a non essere arrivate. È cambiato soltanto che adesso i soldi partono lo stesso.
Questo è il punto, e non è una questione di simpatie politiche: si può discutere se sia giusto o sbagliato ridurre il costo di accesso all'isola, ma non si può sostenere di aver comprato qualcosa quando nel contratto non è scritto che cosa si compra. La misura non acquista servizi. Regala uno sconto e spera.
Gli effetti avversi che nessuno ha esaminato
Trovo davvero preoccupante che la Giunta non si sia posta la questione degli effetti avversi. Ne indico tre.
Primo. Il pass-through. Tutto l'effetto della misura dipende da un unico passaggio: che i 6,50 euro finiscano nella tariffa e non nel conto economico del vettore. Non c'è alcun obbligo che lo imponga e nessuno strumento che lo misuri. Se la compagnia trattiene anche solo metà dello sgravio, il costo pubblico per passeggero aggiuntivo raddoppia e nessuno se ne accorgerà mai, perché non è previsto che qualcuno lo verifichi.
Secondo. La continuità territoriale. La disapplicazione vale per tutti i passeggeri in partenza dagli scali sardi, quindi anche per Aeroitalia. Ma il vantaggio non è simmetrico. Ryanair, easyJet e Wizz Air possono convertire lo sgravio in stimolo di domanda abbassando il prezzo; su rotta in oneri di servizio pubblico la tariffa per residenti e assimilati è amministrata e non si muove. Da cui tre domande alle quali l'assessorato dei Trasporti dovrebbe rispondere prima del 1° novembre: la tariffa agevolata scende di 6,50 euro o il risparmio resta al vettore? La compensazione pubblica viene ricalcolata di conseguenza? E un vantaggio di costo che si somma a una compensazione già erogata con denaro pubblico regge all'esame della disciplina comunitaria?
Terzo. Alghero-Linate. Qui la sovrapposizione delle date è quasi perfetta e merita di essere letta lentamente. La proroga ministeriale a ITA scade il 24 ottobre 2026. Il nuovo bando è stato pubblicato il 31 luglio 2026 e, per i sei mesi imposti dalla Commissione europea, la rotta non è aggiudicabile prima del 1° febbraio 2027. La disapplicazione dell'addizionale parte il 1° novembre 2026, cioè una settimana dopo l'apertura del vuoto.
Significa che per tre mesi lo sgravio pubblico finanzia chi vola su Alghero-Linate senza alcun obbligo di servizio, in un periodo in cui i residenti restano privi di tutele tariffarie. E significa che chi deve presentare offerta per la gestione della rotta in regime di continuità si trova a prezzare un servizio che, da novembre a maggio, dovrà competere sullo stesso scalo con vettori liberi che operano con 6,50 euro di costo in meno. Una variabile introdotta a bando già pubblicato, che aggrava esattamente quel meccanismo di selezione avversa che ha già fatto andare deserta la gara una volta.
Facciamo due conti
Secondo la Giunta lo stanziamento copre 2.800.000 passeggeri in partenza dagli scali sardi: è il risultato che si ottiene dividendo i 18,2 milioni per i 6,50 euro dell'addizionale.
Le partenze consolidate nelle stesse finestre e sugli stessi scali sono 2.564.384. L'incremento implicito è dunque di 235.616 passeggeri, pari a poco più del 9%.
Ma una parte di quella crescita sarebbe arrivata comunque. Confrontando le stesse finestre negli anni precedenti si riscontra una crescita spontanea intorno al 5%, cioè 128.219 passeggeri. La crescita realmente attribuibile alla misura vale quindi poco più del 4%: 107.397 passeggeri, tra residenti e non residenti.
Ogni passeggero aggiuntivo ci costerà 170 euro.
E questo è lo scenario ottimistico, quello costruito sulle ipotesi della Giunta. Se la crescita spontanea fosse del 6% anziché del 5%, il costo salirebbe oltre i 250 euro a passeggero. Se il vettore trattenesse parte dello sgravio, salirebbe ancora. Non esiste alcuna clausola che protegga il bilancio regionale da nessuna delle due eventualità.
Se poi proiettiamo il dato sui soli turisti, il valore raddoppia abbondantemente.
A questo punto, forse, era meglio regalare due notti in hotel con pensione completa: con 18,2 milioni se ne pagavano circa centomila, quante sono le presenze aggiuntive che questa misura promette di generare. Con una differenza non trascurabile: quelle notti sarebbero state acquistate da imprese sarde, con lavoro sardo, e qualcuno avrebbe potuto contarle.




Commenti