La Sardegna merita una strategia, non una scorciatoia.
- Sandro Usai

- 5 mar
- Tempo di lettura: 3 min
L'abolizione dell'addizionale comunale rappresenta una misura che indebolisce l'economia del turismo e del trasporto aereo

Nei giorni scorsi, in un lungo post pubblicato su Facebook, l’assessore Franco Cuccureddu ha annunciato di essere a favore della sospensione dell'addizionale comunale d'imbarco, seppur con qualche precisazione operativa. Qui il link https://www.facebook.com/francocastelsardo
L'intervento è servito ad alimentare il dibattito e il confronto tra sostenitori del "Sì" e quelli, come me, che sono contrari.
Le tesi del "Sì"
Le tesi di politici e partiti favorevoli al “Sì” citano come esempi virtuosi le esperienze di Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia, Umbria e Emilia Romagna senza tenere conto che queste Regioni hanno adottato la misura in aeroporti caratterizzati da volumi di traffico asfittici, con l’obiettivo di stimolare una crescita quasi “adrenalinica”, facendo leva sulle promesse di Ryanair.
In sostanza, queste Regioni hanno scelto di farsi carico dei costi dell’addizionale – che comunque deve essere versata allo Stato – per tentare di rilanciare scali in difficoltà, con l'auspicio di generare valore nel comparto ricettivo e nelle attività produttive locali soprattutto nei mesi invernali.
L'altro cavallo di battaglia utilizzato per il sostegno al "Sì" è il ritorno in termini di IVA e IRPEF dovuto all'aumento dei flussi turistici che giustifica la visione imprenditoriale dell'applicazione della misura.
Il contesto della Sardegna
Il contesto sardo è però profondamente diverso dai casi d'uso citati. I tre aeroporti dell’Isola non sono assimilabili, per volumi di traffico passeggeri e per movimenti, agli scali citati. Inoltre, i territori del Nord Ovest, del Nord Est e del Sud Sardegna presentano già una vivacità economica e turistica significativa che semmai andrebbe integrata con strategie di sviluppo coerenti con il valore espresso dai territori.
Gli ultimi dati sulle presenze turistiche confermano che la Sardegna è in crescita restando tuttavia da verificare quanto tali presenze si traducano in reale crescita economica e in un aumento della qualità del valore generato.
Vorrei richiamare anche la posizione importante assunta un anno fa durante l’Airport Day, quando lo stesso assessore Cuccureddu sottolineò come una destinazione turistica che fonda il proprio modello di sviluppo prevalentemente su Ryanair rischia di indebolire il proprio brand e di ridurne l’attrattività.
Cosa è cambiato, dunque, da allora?
L’abolizione dell’addizionale finirebbe inevitabilmente per rafforzare la presenza di Ryanair su Alghero e Cagliari, aumentandone la capacità di determinare le condizioni per la propria permanenza.
Addossare il costo dell’addizionale alla Regione Sardegna significherebbe indebolire la forza contrattuale dei gestori aeroportuali, che avrebbero maggiori difficoltà a negoziare con il più grande vettore europeo. Inoltre, la Regione si assumerebbe un costo certo a fronte di promesse in termini di numero di voli, volume di passeggeri e nuove destinazioni tutte da verificare.
Francamente, puntare sull’abolizione della tassa appare una scelta poco lungimirante e potenzialmente irresponsabile che aumenterebbe proprio quella fragilità e vulnerabilità citata dall'assessore in occasione dell'Airport Day.
Esistono alternative
Durante l’Airport Day avevo suggerito all’assessora Barbara Manca di superare l’impostazione del bando “Aiuti ai vettori” ereditato dalla Giunta Solinas, diventato poi "Bando 67 rotte", e di orientarsi verso un modello basato sull’acquisto di flussi mirati di passeggeri, selezionando le destinazioni secondo criteri di interesse strategico e definendo obiettivi quali-quantitativi precisi.
L’esempio veniva dalla vicina Corsica, che aveva elaborato una architettura basata su tabelle prestazionali e compensazioni parametrate al numero di passeggeri in arrivo da destinazioni pregiate.
Purtroppo il mio suggerimento non venne accolto così come non venne accolta l'esortazione a esplorare formule alternative al modello di Oneri di Servizio Pubblico per garantire una più ampia mobilità aerea dei sardi superando la barriera dell'esclusività.
Com’è andato il “Bando 67 rotte” lo sappiamo!
Concludo con l'auspicio di vedere l'apertura di un dibattito franco basato sulle ragioni del "Sì" e del "No". Siamo ancora in tempo per avviare una riflessione seria, fondata sull’analisi dei fenomeni trasportistici e delle loro ricadute economiche, evitando decisioni dettate dall’emotività e potenzialmente dannose per il futuro della Sardegna e degli aeroporti.
La Sardegna merita una strategia, non una scorciatoia che la può indebolire.




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