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Come sta l'aeroporto di Cagliari: bene i bilanci, meno l'impronta industriale

  • Immagine del redattore: Sandro Usai
    Sandro Usai
  • 15 apr
  • Tempo di lettura: 2 min
Aeroporto Cagliari - Fonte Sogaer
Aeroporto Cagliari - Fonte Sogaer

In questo periodo si dibatte molto sul futuro dell'aeroporto di Cagliari, gestito da Sogaer, con la Camera di Commercio azionista al 94,4%.


Leggendo le dichiarazioni di molti politici e rappresentanti delle associazioni, si percepisce che la loro analisi si ferma spesso agli utili milionari che Sogaer mostra nei bilanci, al presidio della porta principale della Sardegna, alla convinzione che sia preferibile mantenere la gestione in mano pubblica, etc.

Sono tutte dichiarazioni rilevanti, che tuttavia si limitano a un esame parziale della situazione in cui versa lo scalo cagliaritano.


Se guardiamo l'impronta industriale — passeggeri, movimenti, vettori, merci, aviazione generale, parcheggi — e per ciascuna di queste voci cerchiamo di comprendere la traiettoria di sviluppo per i prossimi cinque anni, ci accorgiamo che il futuro dello scalo non si prospetta luminoso. Anzi: emergono fragilità che, se dovessero concretizzarsi, inciderebbero pesantemente anche sui risultati di bilancio.


Ignorare prospettive poco rassicuranti, che descrivono uno scalo segnato da un vulnus industriale, è un esercizio pericoloso e irresponsabile. Tenerne conto è importante perché potrebbe essere all'origine delle motivazioni che hanno indotto gli advisor ha dichiarare che lo scalo vale 2,5 volte in meno di Olbia.


Uno dei temi più urgenti che il management di Sogaer dovrebbe affrontare riguarda la presenza sempre più rilevante di Ryanair che, nell'ultimo decennio, ha occupato quote crescenti di mercato fino a diventare egemone e capace di orientare le politiche di sviluppo del territorio.



I due grafici illustrano i risultati delle politiche di sviluppo dei vettori applicate dagli aeroporti di Cagliari e di Olbia. Il confronto apre un solco sui processi gestionali che hanno caratterizzato i due scali.


La presenza così elevata di Ryanair su Cagliari lo rende particolarmente fragile. Olbia, al contrario, non soffre di questa situazione perché ha saputo evitare posizioni dominanti capaci di mettere a rischio la stabilità economica e industriale dello scalo. Senza contare che Olbia non ha mai ricercato la collaborazione con Ryanair.


Va inoltre considerato che, escludendo le rotte in continuità territoriale, la quota di Ryanair su Cagliari cresce fino all'83,5% configurandosi come una seria minaccia nell'eventualità in cui il vettore irlandese decidesse di ridimensionare il proprio operativo nazionale e internazionale.


La criticità è talmente evidente che persino il presidente dell'associazione Extra, Maurizio Battelli, ha dichiarato che lo sviluppo turistico (del Sud Sardegna) dipende da Booking, Airbnb e RYANAIR, appunto! Senza contare che in questo modo il vettore caratterizza anche il profilo dei viaggiatori inducendo la ryanizzazione del territorio come hanno affermato i responsabili degli albergatori delle Azzorre.


Serve un cambio di passo. A questo punto diventa importante — e urgente — chiedersi quali azioni vadano messe in atto per riequilibrare il peso dei vettori sullo scalo cagliaritano, e quale risultati potrebbe indurre se prosegue l'integrazione dei tre scali com'è stata proposta nel Term sheet approvato (condizionatamente) dalla Regione Sardegna.


Mi aspetto di leggere a breve un Piano industriale che restituisca maggiori certezze sul futuro dello scalo cagliaritano. Ne hanno diritto 1 milioni di residenti che insistono intorno all’aeroporto. Ne ha diritto la Sardegna.

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