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La mobilità aerea ha bisogno di anticorpi

  • Immagine del redattore: Sandro Usai
    Sandro Usai
  • 12 minuti fa
  • Tempo di lettura: 3 min
Ph creata con IA - Magnific.com
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Quando la Regione Sardegna ha scelto di confermare il regime degli OSP per i collegamenti verso Roma Fiumicino e Milano Linate, probabilmente non immaginava che le cose sarebbero andate così: ITA fuori dai giochi perché nei fatti non ha concorso, e Aeroitalia che si aggiudicava 5 rotte su 6.


Meno male, verrebbe da dire. Perché in assenza delle proposte di Aeroitalia avremmo visto uno scenario molto diverso, con la Regione costretta a fare i conti con la cruda realtà del mercato.

Il diritto alla mobilità aerea non si improvvisa: va costruito con attenzione, tenendo conto sia delle esigenze dei residenti che di quelle dei vettori. Questa volta è andata bene, grazie alla determinazione di Aeroitalia di voler confermare la sua presenza nell'isola.


Ma il problema strutturale rimane. Affidarsi a un unico vettore per un servizio essenziale significa che ogni criticità tecnica può trasformarsi in un disagio serio per i passeggeri, senza alternative. Lo abbiamo visto concretamente in questi giorni: un volo ITA da Alghero è dovuto rientrare a Roma per urgenti lavori di manutenzione, lasciando a terra i passeggeri senza soluzione. Nello stesso giorno, un volo Aeroitalia da Cagliari verso Linate è rientrato subito dopo il decollo — ma in questo caso i passeggeri sono stati riprotetti su un altro velivolo e sono arrivati a destinazione con poco più di un'ora di ritardo. Due episodi simili, due esiti molto diversi.


La stessa fragilità vale per gli altri vettori, e per Ryanair in particolare: quando è l'unico operatore su una tratta e si verifica un problema tecnico, i passeggeri non hanno alternative. O aspettano, o rinunciano.


La domanda allora è: esiste un modo per limitare questi disagi? Guasti improvvisi, condizioni meteo avverse, scioperi — sono eventi inevitabili. Ma inevitabile deve essere anche il disagio per chi viaggia?


La risposta è no, e ho cercato di dimostrarlo in un progetto elaborato che presentai in Regione Sardegna. Le misure proposto sono concrete e in parte immediatamente realizzabili.

La prima, visto che si è scelto di ricorrere agli OSP, prevede di inserire un obbligo esplicito di riprotezione entro poche ore su voli alternativi, anche di altri vettori, a carico del vettore inadempiente. Il diritto europeo già oggi prevede tutele in questo senso, ma nella pratica chi resta a terra è solo e spesso non sa come farle valere.


La seconda è istituire un fondo regionale di mobilità di emergenza: non un rimborso generico, ma uno strumento di intervento rapido per i residenti bloccati quando il vettore non è in grado di provvedere.


La terza, e forse la più importante, è creare una Centrale operativa di assistenza ai passeggeri, attiva dal primo volo del mattino all'ultimo della sera, capace di orientare chi si trova in difficoltà e di fare da intermediario con i vettori nei momenti di crisi. Per il personale si può fare ricorso agli specialisti di assistenza al cliente provenienti da Meridiana, attualmente in cassa integrazione: professionalità già formate sul settore, con un beneficio doppio per la Sardegna — più tutele per i passeggeri e meno dispersione di competenze preziose.


Infine, la pubblicazione regolare dei dati su puntualità, cancellazioni e gestione dei disservizi per ogni vettore e ogni rotta OSP e Libero mercato. La trasparenza è uno strumento semplice ma potente: i dati pubblici creano pressione reputazionale e danno ai passeggeri gli elementi per scegliere e per rivendicare i propri diritti.


La Regione ha gli strumenti per fare tutto questo. Manca ancora la volontà di farlo.

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