Alghero–Linate: il bando da non sbagliare
- Sandro Usai

- 3 giorni fa
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La continuità territoriale sarda ha un appuntamento a ottobre: il nuovo bando per Alghero–Milano Linate, l'unica delle sei rotte ancora fuori dal regime del D.M. 213/2025. È un'occasione, non un problema — a patto di capire perché le gare di continuità rischiano di andare deserte.
Il nodo non è soltanto il prezzo del biglietto. È che gli obblighi del bando impongono aeromobili da 150 posti su una domanda che li riempie a metà: incrociando i passeggeri del 2025 con la capacità minima richiesta, il tasso di riempimento medio è del 50%, e in nessun mese supera il 60%. Volare mezzi vuoti per obbligo di contratto è una perdita strutturale, e nessuna compagnia la sottoscrive a cuor leggero.
La soluzione non è tagliare i voli, ma i posti per volo. Passare da 150 a 120 sedili mantenendo intatte tutte le frequenze porta il riempimento al 63%, lascia inalterata la scelta degli orari per i passeggeri e — non secondario — riduce la perdita per volo, quindi la compensazione che la Regione deve mettere a gara. È anche più conforme alle regole europee, che impongono di limitare l'obbligo di servizio allo stretto necessario: una capacità che nessuno riesce a riempire è, per definizione, sproporzionata.
Il secondo nodo è il carburante. Il decreto sardo lo àncora a un riferimento di 635 euro a tonnellata e congela ogni adeguamento per tre anni. Ma il modello corretto esiste già, ed è italiano: il decreto sulla rotta Trieste–Milano Linate (D.M. 96/2023) fissa il riferimento a 1.010 euro, applica al carburante un'incidenza del 22% — contro il 17% sardo — e prevede l'adeguamento fin dalla prima stagione, con una corsia accelerata se il prezzo oscilla oltre il 25%. Nessuna franchigia. La Sardegna, con un provvedimento più recente, ha previsto un meccanismo più restrittivo e discutibile che la rende di fatto meno interessante per i vettori.
Gli aiuti di Stato. Resta il timore dell'aiuto di Stato, se la Regione assorbe la differenza di costo delle tariffe per non penalizzare Alghero rispetto alla vicina Olbia. Ma la chiave non è quanto la Regione paga: è quando lo decide. Se la formula di compensazione è scritta nel bando prima della gara, un aumento durante uno shock è esecuzione di un patto già firmato, non un aiuto. È il rimborso deciso dopo, fuori dai parametri — la prassi seguita sulle altre rotte — a esporre all'infrazione. Una clausola dinamica, simmetrica (che scende se il carburante scende), con un tetto di spesa definito e riconciliata sui costi reali, protegge il vettore restando dentro le regole e fa stare tranquilla la Regione e i sardi.
Messi insieme, i pezzi disegnano una via stretta ma percorribile: capacità tarata sulla domanda reale, costo del carburante dentro la gara con revisione attiva da subito, compensazione trasparente e prevedibile. Non è una garanzia assoluta — qualcuno, in certi scenari, dovrà comunque pagare qualcosa — ma è governare il problema invece di subirlo. Alghero arriva ultima, e per una volta può essere un vantaggio: sa già cosa non ha funzionato altrove.




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