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EDITORIA E INFORMAZIONE. SIAMO SUL BINARIO MORTO!

  • Immagine del redattore: Sandro Usai
    Sandro Usai
  • 30 gen 2020
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 31 gen 2020

Finalmente torna di attualità il tema dell'informazione dopo la punturina di adrenalina arrivata con l'articolo (qui il link se non l’avete letto) di Vito Biolchini che ha risvegliato l’aria stantia riproponendo le problematiche di un comparto che appare sempre di più in forte difficoltà, in crisi di identità e di consistenza economica necessaria al sostentamento delle imprese editoriali.

Naturalmente, e non lo dico per polemizzare, il tema interessa poco i giornalisti altrimenti non ci sarebbe tutto questo silenzio.

Tuttavia siccome le conseguenze della crisi dell'editoria trascina nel fossato anche l'informazione, che è il prodotto realizzato dai giornalisti e offerto al pubblico giornalmente, diventa indispensabile analizzare i componenti della filiera se vogliamo comprendere e fare luce sulla realtà del settore.

Iniziamo ponendo alcuni punti che ci possono servire per inquadrare la questione:

  • Editori

  • Giornalisti

  • Distribuzione

  • Pubblico di lettori


Editori

Gli editori, quasi tutti impuri in Italia, si sono appassionati agli organi di stampa più per il potere che essi rappresentano che non per il reale valore economico. Infatti negli ultimi vent’anni è facile che le imprese editoriali siano passate da distribuire utili a ripartizione delle perdite.

In questo modo l’editore, che prima poteva investire in tecnologia e innovazione dei processi per migliorare il prodotto editoriale con il risultato di un favorevole conto economico, oggi si è ritrovato a dover colmare, in molte occasioni, le perdite senza sperare neanche in futuro di potersi riprendere i capitali versati.

E si sa che senza disponibilità finanziarie è difficile presentarsi davanti ad un datore di lavoro per proporgli innovazione di processo, formazione, nuove tecnologie.

Ma tutto questo stato di cose ha generato anche un altro grosso problema all’interno delle redazioni inducendo un forte senso di vulnerabilità e criticità della certezza del posto di lavoro.

Sono lontani i tempi in cui le redazioni giornalistiche avanzavano richieste economiche importanti. Oggi gli editori al massimo sono disposti a coprire una posizione ogni tre che lasciano la redazione.

Quindi diminuzione del costo del personale per mitigare l’esposizione a fronte di un prodotto editoriale sempre più povero e senza voce.


Giornalisti

Basta leggere le rilevazioni sulla fiducia dei lettori sui giornalisti e sui giornali per comprendere che la categoria ha sciupato in questi decenni il valore accumulato durante il secolo scorso.

Al di là delle colpe dei singoli, la categoria e l’Ordine dei giornalisti che li rappresenta hanno sicuramente sottovalutato il fenomeno di erosione della reputazione è avvenuto soprattutto con l’avvento del digitale che ha portato un aumento delle conversazioni in rete soverchiando le certezze che sino ad allora erano solo facoltà di chi viveva in redazione.

A questo si è aggiunto che man mano che la forza sindacale dei giornalisti svaniva davanti alle difficoltà finanziarie degli editori in molti hanno scelto di vivere al riparo della pioggia e delle grandine preferendo una vita agiata e sdraiata sulle linee editoriali che si sono rivelate mortali per l’informazione.

Non è difficile notare, leggendo i giornali, che spesso si preferisce non dare la notizia oppure riportarla come un elemento di contorno anche quando il tema è di grande interesse pubblico.

In altri termini i giornali e il giornalismo è in crisi anche perché ha smesso di dare notizie e di interessarsi dei suoi azionisti che sono i lettori. Senza lettori non ci saranno editori e i giornalisti subiranno una forte ridimensionata economica inducendoli a percorrere le strade della precarietà a vita.


Distribuzione

I giornali di carta pagano cara la filiera della distribuzione per raggiungere ogni punto vendita. Il servizio incide pesantemente nei costi di produzione totale del giornale e ad oggi non esiste una strada alternativa per mitigare i costi se non comprimendo il valore dei contratti con i corrieri.

Anche questo sta diventando insostenibile e porterà nel tempo a peggiorare la ripartizione dei costi inducendo politiche di revisione dei prezzi con la speranza che passi la bufera.

I contenuti digitali invece godono di un processo distributivo multicanale e fortemente economico che giova certamente al lettore sia perché risparmia sul prezzo finale del prodotto editoriale e sia per l’immensa capacità di declinare i contenuti in varie forme e modi.

Certamente ad oggi la sostenibilità delle imprese editoriali non si può basare sui ricavi che provengono dal digitale.

Ma allora come facciamo a elaborare le strategie per la trasformazione delle filiere cartacee verso il nuovo mondo digitale? Altresì è verosimile che il digitale debba costare meno del cartaceo visto che è in grado di offrire un prodotto molto migliore e con una capacità di sopravvivenza del contenuto che va ben oltre quello offerto dalla carta stampata.

Il tema non è di semplice soluzione ma se non si decide di affrontarlo alla fine sarà una catastrofe annunciata e senza ritorno.


Pubblico di lettori

Qualcuno mi diceva in questi giorni: Ma esistono ancora i lettori?

E la domanda non è banale. Certamente i lettori esistono e sono sempre più attenti e pretendono una informazione più libera e autorevole capace di vedere i fatti da vari punti di vista senza dover acquistare tanti prodotti con linee editoriali monocorde per cercare di capire la realtà.

L’incertezza del periodo in cui stiamo vivendo sta mettendo a dura prova il mondo dell’informazione che si è omologato spesso agli schieramenti politici fornendo loro supporto e sostegno e fottendosene dei lettori.

E questo alla lunga ha prodotto un grande scollamento tra chi legge, non più supinamente, e chi produce l’informazione.

Se gli editori e i giornalisti non si immergeranno di nuovo nella cultura della responsabilità di fornire contenuti seri, approfonditi, attendibili, liberi il decadimento sarà inevitabile con tutte le conseguenze che conosciamo anche per la vita democratica. E questo vale anche per chi è in versione solo digitale.

Concludo con una breve considerazione che voglio rivolgere alla politica regionale.

I processi di produzione dei contenuti cartacei e digitali sono fermi ad anni fa. È indispensabile prevedere forme di incentivi ai progetti editoriali che puntano a nuovi approcci di produzione della notizia valorizzando i contenuti a favore dei lettori e meno a quello degli editori.

D’altronde non è difficile disegnare una griglia tecnica che preveda canoni innovativi dove il risultato non può essere solo quello di risparmiare ma dev’essere soprattutto quello di portare nuove professionalità in un comparto dove il giornalista è uno del team che produce il contenuto favorendo l’inclusione di altre figure professionali a supporto per creare una informazione sempre più leggibile e utile alle persone.


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